Una brutta storiella della buonanotte NIcola Barsotti

UNA BRUTTA STORIELLA DELLA BUONANOTTE

Autore: Nicola Barsotti
GdR: Anime e Sangue – Cuoricinilandia

Credits: Tavola di Daniela Giubellini per Anime e Sangue, “Cuoricinilandia”, Serpentarium 2017

Cuoricinilandia è un posto che fa rabbubbolare la pellicciotta anche al più coraggioso dei bimbi, ma prima non era così, prima era un luogo incantato e gioioso dove i pucciorsetti, le creature che abitano questo mondo e che hanno la forma di teneri orsacchiotti dai tanti colori diversi, vivevano felici e parole come amicizia e amore non erano solo dolci sentimenti ma legge. Tutto questo cambiò quando Kissy Kissy Love Love, il più buono tra tutti i pucciorsetti, trovò le forbici dalla punta non arrotondata e nel momento in cui le prese nella sua zampotta, Kissy Kissy Love Love divenne un pestifero e prepotente tiranno. Da quel giorno tutto andò storto a Cuoricinilandia. I pucciorsetti conobbero la grande bua.
Il Solriso che splendeva nel cielo ora è diventato una Tristeluna con un biancocranio su di essa. Gli animaletti allegri e simpatici sono diventati diffidenti, e addirittura alcuni sono diventati Brutticosi a causa degli esperimenti fatti da Kissy Kissy Love Love, e dai cattiverrimi, i pucciorsetti neri creati dal sovrano. I cattiverrimi sono dei veri bulli, trattano male e fanno grande bua a chiunque non gli sia simpatico, e danno i bacini alle pucciorsette anche se queste non vogliono e giocano anche al dottore anche se queste non vogliono. Eh sì, Cuoricinilandia è davvero un posto brutto bruttissimo adesso.
Come dici? Vuoi che ti racconti una storia di questo mondo? E se poi stasera non fai la nanna? Va bene, va bene! Sai che non so dire di no a una storia. Allora cominciamo.
Il protagonista nella nostra storiella si chiama Philip Marmelade ed è un pucciorsetto blu vestito con una lunga giacchetta beige e un cappello a tesa larga che tiene sulla sua testolina. Anche se ha un musetto sempre imbronciato, Philip è un bravo pucciorsetto, lui infatti è un ficcanaso privato, uno che va in giro a ficcanasare negli affari degli altri per scoprire se hanno fatto brutte cose, come fare la grande bua a un bravo pucciorsetto. Questo non piace alla bruttagente e cercano sempre di fargli la bua, ma Philip sa azzuffarsi e usare la sua 44 sparaconfetti che lui chiama Betty. E quindi finisce sempre male per i monellacci che cercano di fare i bulli con Philip.
Una Notte in cui la tristeluna splendeva tristemente nel cielo, Philip ricevette una letterina da Don Ciccio Cuoricione il capo dei birbanti di Trepontini la Città della febbre da cioccolato. Don Ciccio, nella letterina, invitava Philip a blablare davanti a un bicchiere di sorbetto al limone nel suo barlocale, La Ciambella Farcita, di certe bruttecose che stavano succedendo a Trepontini e che i gendarmi non riuscivano a risolvere, perché molto pasticcioni e avevano bisogno di una zampotta più forte e un occhio più vispo per risolverle.
Fu così che Philip Marmelade si fece una bella gita a Trepontini per farsi questa blablata con Don Ciccio, ma quello che Philip non sapeva era di essersi appena cacciato in una spaventevole, rabbubbolante e triste avventura. Arrivato a Trepontini, Philip decise di fare una passeggiatina per la stradina di Trepontini che curvava a ogni negozietto e casetta del villaggino. Philip notò delle cosette molto strambe e che erano decisamente sospette. La casa delle coccole, il posticino dove in cambio di qualche monetina di cioccolato un pucciorsetto poteva farsi fare le coccole da una pucciorsetta coccolona gentile, non avevano le coccolone fuori dalla casa che invitavano i pucciorsetti tristi a farsi fare qualche coccola. I gendarmi cattiverrimi non avevano il musetto da bullo che di solito hanno, ma un musetto impaurito che si fingeva coraggioso. E un negozietto di nome L’Emporio Tuttecose Tuttoiltempo Sempreaperto aveva sulla porticina un cartello di biscotto con sopra scritto: CHIUSO PER GRANDE BUA.
Tutto questo è molto sospetto, pensò Philip che nel frattempo si stava dirigendo verso La ciambella farcita. A un certo punto una voce arrivò alle orecchiette del pucciorsetto. Immediatamente Philip alzò la testolina e vide il suo amichetto del cuore Melanio, un pucciorsetto verde con delle banane e delle ananas impresse sul suo corpicino e dai bellissimi capelli riccioluti biondi esattamente come il panciotto. Melanio inoltre si vestiva con una colorata camicia arancione con dei fiori sopra, lo accompagnava anche un galletto di biscotto di nome Antonio.
I due si scambiarono abbracci, Melanio raccontò a Philip che adesso abitava lì. Philip chiese a Melanio cosa fosse successo a chi lavorava all’emporio e perché non c’erano coccolone fuori dalle case delle coccole. Melanio rispose che c’era un bruttotizio in città che faceva la grande bua ai pucciorsetti che se ne andavano in giro tutti soli soletti e che quindi Philip doveva fare molta attenzione, al che i due si salutarono e fecero giurin giurello di bersi un bicchierino di XXX una di quelle sere.
Cammina cammina, Philip raggiunse La Ciambella Farcita e una volta entrato venne portato nella stanza di sopra dove il capo dei birbanti viveva e lo aspettava.
Don Ciccio Cuoricione era un pucciorsetto con un musetto dalle paffute guanciotte, dei capelli neri pettinati all’indietro e delle folte sopracciglia nere sopra a due occhietti strettissimi che facevano sembrare addormentato il pucciorsetto. Indossava una giacca nera come la liquirizia dove era appuntata una spilla di caramella a forma di cuore rosso, un panciotto bianco e al collo aveva un farfallino nero.
Appena vide Philip, Don Ciccio si alzò per andare ad abbracciare forte forte Philip e a dargli tre bacini sulle guanciotte. Don Ciccio ringraziò Philip per essere passato a trovarlo così presto e fece portare due bicchierini di sorbetto al limone.
Philip era tanto curioso e voleva sapere come mai Don Ciccio lo aveva invitato a Trepontini. E Don Cicco gli rispose che un pucciotto sveglio e sospettoso come lui doveva aver capito che al villaggino gli orsetti avevano fifa ad andare in giro perché c’era un bruttotizio che faceva la grande bua ai pucciorsetti, e quel figlio di una gran coccolona aveva già fatto la grande bua, tagliando le testoline a metà come torte di compleanno a uno dei suoi pucciotti, ad Augusto che lavorava all’emporio e a una bambina di Red Velvet, la proprietaria della Casa delle Coccole. Perciò aveva chiamato Philip, per fargli tana: così avrebbe potuto fargli le scarpette di torrone e mandarlo a bere la gassosa con i pesciolini. Philip accettò e chiese cinque monete di cioccolato più altre cosine per il lavoro. Don Ciccio, chiamandolo bel birbone, accettò di dargli le cinque monete.
Prima di andare a ficcanasare, Philip chiese che tipo di pucciorsetti erano Augusto, il pucciotto e la coccolona. Seppe così da Don Ciccio che Augusto era un pucciorsetto sempre indaffarato a cercare cose e oggetti di qualsiasi tipo nel suo negozietto per i clienti che entravano, mentre il pucciotto si chiamava Jake La Coppa Gelato ed era un pucciorsetto rosso azzuffatore con la zampotta che faceva tanta bua, però un giorno fece la grande bua durante una gara amichevole, e anche se sembrava allegro andava spesso nel barlocale a bere XXX per farsi venire il mal di testa con le immagini così non pensava a quella brutta marachella. Per la pucciorsetta coccolona invece doveva chiedere a Red Velvet.
Philip andò subito di corsa alla Casa delle Coccole per fare qualche domandina alla proprietaria.
Red Velvet era una pucciorsetta bianca molto molto carina con dei lunghi capelli rossi che le coprivano una parte del musetto, e aveva un lungo vestito rosso come le fragole e dei lunghi guanti viola come viole.
«Ciao bel bimbo. Come posso farti contento?» chiese Red Velvet.
Philip chiese di blablare della sua bimba.
La pucciorsetta arricciò il labbrino verso il basso e divenne triste triste e raccontò che La sua bimba era tanto tanto buona ma anche tanto tanto triste perché aveva scoperto che uno dei gendarmi giocava al dottore con la sua amichetta Norma Cakes e le dava anche i pizzicotti e la chiamava brutta coccolona mentre faceva questo. E quindi era tanto triste e stava anche per dirlo a Don Ciccio ma le avevano fatto la grande bua prima.
A quel punto Philip chiese chi era l’ultimo che si era fatto fare le coccole dalla pucciorsetta e Red Velvet gli disse il nome di un pucciorsetto che non ti dico, perché sennò rovino la sorpresa finale.
E così Philip andò alla casetta di Norma Cakes, perché sospettava che ci fosse qualcosa di molto molto brutto. E fu così, perché guardando dalla finestrella, restando nascosto, vide due pucciorsetti sdraiatati per terra come per fare un pisolino dopo un picnic, ma avevano un musetto come se avessero visto qualcosa di spanventevole e si erano addormentati per sempre nella grande bua.
Ma c’era anche un orsobimbo che piangeva. Era bianco e aveva le orecchie nere e anche gli occhietti cerchiati di nero.
Philip vide anche il bruttotizio che stava cercando: era il suo amico Melanio e stava alzando un’ascia di ghiacciolo alla menta sopra la testolina dell’orsobimbo.
Philip fece sputare dalla sua Betty tre confetti addosso a Melanio che era caduto in terra. Philip andò tristemente dal suo amichetto a cui aveva fatto la grande bua e prima che si addormentasse gli chiese perché avesse fatto tutti quei guai. Melanio rispose semplicemente: «Per far finire le loro sofferenze, per farli smettere di essere tristi». Nel mentre che Philip piangeva, Melanio si addormentava e Antonio cantava un triste chicchidicioccolatooooo per il suo pandroncino, qualcosa di molto cattivo e brutto nasceva nella testolina dell’orsobimbo di nome Norman Cakes che adesso rideva, ma non era una risata di gioia ma una risata spaventevole e rabbubbolante di chi è contento nel fare la bua agli altri.
E qui finisce la nostra storiella.
Come? Vuoi sapere cos’è successo dopo? Beh, Philip fa ancora il ficcanaso, Norman è diventato un pucciorsetto molto gentile ed educato, ma anche molto cattivo e spaventevole tanto da tenere a un bullo la testa nel vasino per ripicca.
Adesso però è ora di fare la nanna.
Buonanotte e sogni d’oro!

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