SETTE AMICI E UN PAIO DI MORTI

Autore: Andrea Leonardi
GdR: Pathfinder

Solomon si gettò esausto sul sedile di pietra al centro della stanza, sfinito dai numerosi obblighi che il suo ruolo d’aiutante del Gran Sacerdote richiedeva. Non era però ancora il momento di riposarsi, bisognava controllare che l’addestramento dei sette prescelti stesse proseguendo senza intoppi.
Allungò la mano sul tavolo di pietra davanti a lui e avvicinò a sé un piatto d’argento, versò un velo d’acqua da una brocca e recitò la formula dell’incantesimo. L’immagine apparve dapprima sfocata, ma in pochi secondi acquisì la forma di una piccola isola tropicale vista dall’alto.

Vediamo, dove sono gli imbecilli oggi?

Una colonna di fuoco esplose dalla spiaggia settentrionale dell’isola.

Oh, spero che non sia già morto qualcuno.

Il sacerdote riempì un calice con del vino e si sistemò comodo sul sedile. Una cosa era certa, quei sette prescelti offrivano spettacoli sempre più avvincenti.

Le fiamme rosse si scontrarono contro l’armatura di acciaio ma vennero, ancora una volta, assorbite dall’alone dorato. Neen lanciò l’ennesimo urlo frustrato. «Sto iniziando a perdere la pazienza!»

Era vestito di semplici abiti in pelle nera e si affidava solo al suo potere delle fiamme, mentre gli altri utilizzavano armi e protezioni. Il fuoco avvolgeva i suoi arti, dalle mani fino a metà dell’avambraccio e dai piedi fin quasi alle ginocchia.

Davanti a lui si trovava un uomo dentro un’armatura che ne copriva l’intero corpo. L’acciaio risplendeva di un’aura rossa, gialla e indaco. La spada del cavaliere era avvolta da fiamme dorate e lo scudo rotondo portava inciso il simbolo di un sole stilizzato che pulsava di luce.

Neen batté il piede sulla sabbia con frustrazione, alzando una grande nuvola densa. Un’intensa fiammata divampava dalla sua gamba e rendeva incandescenti persino i ciottoli attorno a lui. Un guanto di fuoco avvolse la sua mano.

«Senza i tuoi incantesimi non vali nulla!» Sputò ai piedi del suo avversario.

Non rimaneva che tentare il tutto per tutto con un unico pugno, carico di tutta la sua magia. Un colpo del genere avrebbe dovuto sfondare uno scudo e l’uomo che lo reggeva, ma come al solito quell’idiota in armatura sarebbe riuscito a resistergli. Neen sarebbe stato felice se fosse riuscito anche solo a sfigurare quell’armatura con un graffio o, meglio, una bruciatura. Superare le difese del paladino era il suo unico obbiettivo, il segno di una magia finalmente matura, ma era ancora lontano dal raggiungerla.

Il cavaliere avanzò rapido e affondò la lama in avanti. Il ragazzo deviò il colpo con la mano. Lo scontro produsse una colonna di fiamme oro e cremisi che esplose in un boato assordante. Fuoco e luce si espansero in una sfera che divorò le due figure. Si trattava senza dubbio di uno degli scontri più spettacolari mai avvenuti sull’isola, almeno fino a quel momento. La colonna di fuoco divenne visibile da qualsiasi posizione.

«Ian. Lo hai visto anche tu?» il fiato di De La Nocha formò piccoli cristalli di ghiaccio a quelle parole.

«Come avrei potuto non vederlo?» Ian spolverò le ultime tracce di terra dalla camicia bianca.

«La prossima volta che ti trasformi cerca di stare più attento. Stavi per seppellire anche me sottoterra».

Alcune scaglie bianche ricoprivano il petto nudo di De La Nocha, i capelli neri e ricci ricadevano sulle spalle e sui muscoli ancora tesi per lo sforzò della battaglia. L’uomo batté la mano sulla spalla del ragazzo. Una nube di terrà si alzò rapida, mentre Ian accusò il colpo.

«Ahi! Davvero non ti rendi conto della tua forza?»

Senza scusarsi con l’amico, De La Nocha si avvicinò a un buco del terreno e si sporse per guardarci dentro, l’apertura era larga appena un metro di diametro e profonda circa il doppio. Un nano si trovava supino sul fondo, «Sembra che Thormund dorma».

«Perfetto», Ian rinfoderò la sua spada e allacciò la fodera alla cintura. La mano destra si strinse sul manico della cetra. «Raggiungiamo quei pazzi incendiari allora».

La giungla tropicale era ricca di radici e fossati, ma la attraversarono rapidi e agili come se appartenessero da sempre a quell’ambiente. La vegetazione lasciò senza preavviso spazio alla sabbia. La spiaggia si estendeva ancora diverse centinaia di metri prima di incontrare le acque basse del mare. Ian si guardò attorno. «Da che lato?»

De La Nocha chiuse gli occhi e annusò l’aria. «Da questa parte!» Si fiondò lungo la spiaggia. Riusciva a correre persino sulla sabbia soffice senza problemi, compensando la mancanza di stabilità con lo slancio vigoroso dato dalle gambe muscolose. Ian rimase indietro, ma il ragazzo era sicuro che l’amico non l’avrebbe lasciato solo.

Un’altra intensa esplosione dorata brillò nel cielo e, come un faro, mostrò loro la via. Avrebbe certamente attirato tutti quelli che si trovavano sull’isola. Due figure in lontananza prendevano forma a ogni passo. Un uomo in armatura completa si reggeva a una grossa spada infilzata nella sabbia, mentre con la mano libera si toglieva l’elmo. Ai suoi piedi si trovava un grande scudo. Poco distante, lingue di fuoco dorato avvolgevano come catene il corpo di un giovane ragazzo dagli abiti neri. Le fiamme lo obbligavano a stare sulle ginocchia, petto e testa alzati e braccia aperte.

L’uomo si voltò a guardare De La Nocha mentre gettava anche l’elmo sulla sabbia.

«Sei arrivato appena in tempo, uomo lucertola». I lunghi capelli castani caddero pesanti sulle sue spalle.

«Sir Broll,» lo sguardo passò dal ragazzo all’uomo, «perché questo non mi sorprende?»

Il cavaliere pose entrambe le mani sull’elsa della spada. «Dammi solo qualche secondo, e sistemerò pure te».

«E tu dammi un motivo per cui non debba attaccarti alle spalle mentre fai fuori Neen».

Le labbra di Broll si mossero appena in un lieve sorriso, «Dimenticavo che sono l’unico con un codice d’onore su quest’isola». Neen cercò di entrare in quella discussione, ma riuscì a produrre solo mugoli soffocati dalle fiamme dorate.

De La Nocha sorrise di rimando. «Non c’è bisogno che ti giustifichi per le sconfitte, nessuno sta tenendo il punteggio».

Il cavaliere scoppiò in una risata. «Sconfitte? Ne riparliamo quando avrete il coraggio di affrontarmi uno per volta».

Ian si fermò accanto De La Nocha e si appoggiò sulle ginocchia per riprendere fiato.

Broll sospirò. «Vedo che hai portato compagnia, che novità… Due contro uno?»

«Ciao Broll. Due…», il giovane prese qualche respiro veloce con la bocca, «due contro uno, sì. Facciamo in fretta».

L’uomo raccolse lo scudo ed estrasse la spada dalla sabbia. «Ripeto. L’unico con un po’ di onore su quest’isola».

Solomon assaporò la dolcezza del chicco d’uva e fece per prenderne un secondo. Le immagini scorrevano fluide sulla superficie del piatto senza che lui si concentrasse troppo sull’incantesimo di divinazione. Avrebbe potuto rilassarsi di più, ma sapeva di dover guardare con attenzione i progressi dei prescelti.

Ancora una volta Ian e De La Nocha si erano alleati. Era stato Solomon a proporre la regola del tutti contro tutti, ma non poteva fare nulla per costringerli a seguirla. D’altronde, Ian era un bardo, rendeva il meglio di sé quando combatteva in compagnia di qualcuno, eccetto quando ricorreva a quei trucchetti da mezzo spettro qual era. De La Nocha, d’altra parte, sarebbe stato capace di competere in duello contro chiunque su quell’isola, ma non avrebbe mai combattuto sul serio contro Ian. I due erano amici da troppi anni ormai. Ogni volta la stessa storia, si alleavano con la consapevolezza che una volta rimasti i soli ancora in piedi, avrebbero combattuto l’uno contro l’altro, nonostante la loro amicizia, secondo le regole dell’isola.

Be’, buona fortuna Sir Broll. Ne avrai bisog…

L’immagine prese come a sfarfallare, ma non era colpa dell’acqua.

Il terreno sotto i loro piedi iniziò a tremare. Broll sorrise. «Pensavo vi foste occupati di lui!»

«Lo pensavo anche io». Ian alzò i piedi ed iniziò a fluttuare a pochi centimetri da terra. Sfiorò appena alcune corde della cetra senza che nessuno lo notasse.

De La Nocha poggiò le mani sulla sabbia davanti a lui, le braccia e le gambe tese. In quella posizione innaturale, i muscoli si gonfiarono e scaglie bianche si sparsero a ricoprire tutto il suo corpo. Le mani divennero artigli, due corna arrotolate crebbero sulla fronte, la barba si irrigidì e schiarì come ghiacciata attorno la bocca allungata in un muso da rettile. Una coda sfondò i pantaloni di tela e sferzò l’aria. Una roccia appuntita di quasi due metri fuoriuscì dalla sabbia sotto De La Nocha, che la evitò con uno scatto laterale. Una seconda punta rocciosa seguì il dragonide nella nuova posizione ma lo mancò di nuovo, quindi una terza ed una quarta roccia arrivarono a fendere l’aria a un soffio dalle scaglie bianche.

La testa di Thormund apparve dalla sabbia. «Bravo De La Nocha, sei davvero veloce». Il nano si sollevò per intero da sotto il terreno come se fosse liquido. «E bravo Ian, non riuscivo a individuarti».

Ian gli rivolse un ghigno. «Pensavo ti avessimo sistemato prima, tra gli alberi».

«Ok, prima di tutto,» il nano punto un dito verso il ragazzo, poi verso De La Nocha, gli occhi sbarrati e la barba mossa dalle parole agitate, «sempre a combattere in coppia voi due. Lo sapete che non è giusto, neanche se fosse questione di vita o di morte. Ed effettivamente in questo caso è questione di vita o di morte, più o meno. Ma non è questo il punto».

«Secondo,» il nano si volse completamente verso De La Nocha, «volevo provare quella nuova mossa, vi avevo chiesto di darmi l’opportunità ma voi, come al solito, dovete fare di testa vostra. Neanche un favore a un amico riuscite a fare… E terzo,» estrasse un grosso maglio dalla sabbia e vi soffiò sulla superficie per rimuovere gli ultimi granelli. «Due contro due?»

La coda bianca del dragonide si agitava in aria. Ian estrasse la spada e la lanciò in aria, ma prima di cadere a terra, l’arma prese vita e si posizionò davanti all’incantatore, come impugnata da uno spadaccino invisibile.

I pensieri di Ian si fecero strada fino a raggiungere la mente del compagno.

De La Nocha, riesci a sentire la musica?

Chiara e limpida. Grazie per la velocità.

«E due contro due sia». Dichiarò Ian, emozionato.

«Due contro due? Che storia è mai questa?» Una voce ruggì poco lontano, accompagnata dal suono di qualcosa di metallico trascinato sulla sabbia.

Un’altra figura si muoveva su quella spiaggia nella loro direzione. Un uomo alto e muscoloso trascinava un’ascia di metallo nero troppo grande persino per lui. L’attaccatura dei lunghi capelli neri tirati indietro in una coda formava una V sulla fronte dell’uomo. «Le regole sono chiare. Tutti contro tutti!»

Broll puntò la spada nella sua direzione. «Stanne fuori, Ashparr. Mi occuperò anche di te dopo».

L’uomo, ricoperto da vesti di pelle usurata, sghignazzò. «Smettila, paladino. Non c’è onore nel combattere divisi in gruppi, tanto quanto non c’è onore nello sconfiggerti dopo che ti sarai già stancato». Allungò la punta dell’ascia nera verso De La Nocha. «E tu, voglio sfidarti da solo per una volta. Mostrami quello che sai fare!»

Ian levitava ormai a diversi metri d’altezza dal terreno. «Tutti contro Ashparr?» disse in tono annoiato.

«Voglio proprio vedere se ne siete capaci!»

Una nuvola di passaggio coprì il sole e oscurò appena la spiaggia ma l’intensità dell’ombra aumentò senza fermarsi. Tutti i presenti alzarono lo sguardo, centinaia di frecce oscuravano il cielo. Broll alzò lo scudo che si illuminò e respinse i dardi. Con un gesto della mano, Thormund modellò la sabbia attorno a sé in un muro di difesa. De La Nocha soffiò un ruggito di vento freddo che congelò quelle rivolte a lui. Ian rimase immobile, mentre le frecce gli passavano attraverso come se non fosse reale. L’uomo roteò l’ascia sopra la testa e ne intercettò la maggior parte. Due frecce gli trafissero la spalla sinistra ma le estrasse e, come se niente fosse, le gettò lontano.

Una voce attirò l’attenzione in direzione di Neen, ancora immobilizzato. Un elfo dalla pelle grigio scuro e i capelli argentati si trovava accanto al ragazzo inginocchiato. «Ha ragione Ashparr. Tutti contro tutti, non è giusto non dare le stesse opportunità di partecipare». L’elfo estrasse un pugnale. La lama nera sembrava non riflettere la luce.

Thormund sorrise con un ghigno divertito. «Laneith, brutto elfo infame. Finalmente esci dal tuo nascondiglio».

«Un altro attacco alle spalle. Sei ridicolo, Elfo!» ruggì Broll.

Laneith allargò le braccia e alzò le spalle. «Sei ancora arrabbiato per quel colpo di due giorni fa?»

«Mi chiedo quale oscuro trucco tu abbia usato per colpirmi a quella distanza. Ma adesso sei qua, davanti a me…» La bocca del paladino si allargò in un ghigno.

L’elfo si piegò su Neen e avvicinò il pugnale alla gola immobilizzata. «Cosa posso dirti, Broll? sto migliorando».

Solomon si versò l’ennesimo bicchiere di vino.

Tutti e sette nello stesso posto e nello stesso momento. Questa volta sarà interessante.

Quegli idioti sarebbero stati pure capaci di uccidersi a vicenda durante gli allenamenti, se Solomon non li avesse rinchiusi nell’isola sacra di Tenriu.

Qui era letteralmente impossibile morire, quando l’alba illuminava l’isola, ogni persona uccisa si risvegliava come se avesse solo dormito. Certo, il dolore e l’esperienza di morte erano reali, ma sarebbero stati degli ottimi insegnanti.

Solomon sorrise compiaciuto, era stata davvero un’idea geniale: quale miglior allenamento se non massacrarsi ogni giorno, in un continuo superamento dei propri limiti?

Se solo avessero preso sul serio l’intera situazione.

Per loro è solo gioco… Che la Luce ci guidi. Siamo nelle mani di sette idioti.

Le fiamme dorate che immobilizzavano Neen scomparvero appena toccate dal pugnale dell’elfo. Il ragazzo si alzò in piedi e si massaggiò i polsi.

Broll roteava con maestria la spada nella mano destra, avvolto dall’aura multicolore dei suoi incantesimi, lo scudo pulsava di luce dorata.

Thormund passava il maglio da una mano all’altra. Piccole pietre roteavano come in orbita intorno alla sua testa e la sabbia ai suoi piedi ondeggiava come se fosse liquida.

Il corpo di De La Nocha vibrava emozionato sotto le scaglie bianche. La sabbia a suoi piedi solidificò in tanti piccoli cristalli di ghiaccio che riflettevano l’intensa luce solare.

I contorni di Ian erano sfocati, altre due spade spettrali apparvero accanto a lui. Una lacrima di sangue sgorgò dall’occhio sinistro, completamente rosso.

Ashparr crebbe di dimensioni, i muscoli si gonfiarono innaturali. Il metallo nero dell’arma arrossì come incandescente.

L’arco di Laneith vibrava e scoppiettava irradiato da decine di piccole scariche elettriche, mentre spiriti aggressivi di animali selvaggi apparivano accanto a lui.

Una colonna di fuoco cremisi si alzò dal corpo di Neen fino al cielo e tinse di rosso l’intera spiaggia, si allargò poi a inglobare tra le sue fiamme tutti i presenti. Il ragazzo urlò con tutto il fiato che aveva in corpo. «TUTTI CONTRO TUTTI!»

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