OSCURI PUNTI DI VISTA

Autore: Antonio Tripodi
GdR: Dungeons & Dragons
Impostazione grafica e impaginazione: Anna Pittone
Editing: Federico Begini
Correzione di bozze: Margherita Tortorelli
Illustrazioni: Barbara Dongarrà

Come tutti i venerdì Fill, il mio apprendista, entra nel laboratorio, ha la solita aria annoiata: «Maestro, all’ingresso della valle c’è il solito gruppo che reclama la vostra testa».
Ogni settimana dal regno vengono inviati gruppi di persone per spazzare via il male che rappresento. Inizialmente la cosa era anche divertente, ora è diventata una routine abbastanza noiosa.
Certo, riesco a ottenere carne fresca per i miei esperimenti, ma risistemare i giardini inizia a diventare seccante.
«Maestro, se permette un suggerimento, dovrebbe fare qualcosa nei confronti della corona per far cessare questa attività. Tra l’altro farebbe un favore al re».
«Capisco il tuo punto di vista, ma per intraprendere qualche azione incisiva dovrei utilizzare un notevole quantitativo di risorse. Come sai non mi piacciono i massacri, preferisco verificare se in questi gruppi può esserci qualcosa di utile, come te».
«Sì, maestro».
«Bene», dico alzandomi, «vediamo come gestire questo venerdì, andiamo alla pozza».
Pronuncio alcune parole decise nella lingua della magia, la stanza scompare e ci ritroviamo in un sotterraneo illuminato da una luce spettrale proveniente dalla pozza sul pavimento, il liquido al suo interno è bluastro e denso.
Dopo pochi secondi l’apprendista appare vicino a me, calpestando alcune ossa, probabilmente appartenenti a qualcuno di coloro che sono stati utilizzati per creare questo prodigio.
Una nebbia venefica appare sopra la polla mentre concentriamo le nostre volontà su quanto vogliamo vedere.
La volontà di Fill vacilla quando compaiono i volti dei componenti di questa spedizione: all’inizio non ne capisco il motivo, non è la prima né sarà l’ultima spedizione che gestiamo per salvaguardare il mio dominio.
Cerco di osservare meglio i volti degli aspiranti eroi che si stanno presentando ai miei confini: sembrano tutti molto giovani, dal loro sguardo si nota la tipica ingenuità piena di speranze della gioventù.
Uno dei maggiori piaceri che provo è vedere quella luce che si spegne quando capiscono di trovarsi di fronte a me.
Il mio sguardo si posa sul volto che ha causato il sobbalzo del mio apprendista, direi un piacere inaspettato.
«Qualche problema?»
«No, Maestro, sapevo che prima o poi sarebbe successo». Si interrompe per qualche secondo ritrovando la freddezza che sto cercando di insegnargli. «Capisco che devo fare ancora molta strada per essere come voi».
«Non ti preoccupare, è abbastanza normale per i giovani».
«Non capisco come mio padre possa permettere a mio fratello di venire qui, sapendo quello che succederà».
Lascio cadere nel nulla il suo commento, ho preso una decisione: voglio far sì che sprofondi ancora di più nel mio mondo.
«Direi che è il caso di iniziare da qualcosa di semplice per i nostri amici, che ne pensi dei basilischi?».
Noto che sul suo volto di alabastro, così tipico della razza a cui appartiene, si disegna una ruga di preoccupazione.
Questo mi diverte molto.
Sa che non mi può disobbedire, sa anche che un basilisco da solo probabilmente sarebbe sufficiente per uccidere il piccolo drappello di aspiranti eroi che si trovano ai margini della valle, e io gli ho appena suggerito di mandarne un gruppo.
«Perdonatemi, non sono d’accordo con voi. Ho lavorato molto su quei basilischi per addomesticarli e non sappiamo che risorse possano nascondere i nostri avversari, mandiamo qualcosa per farli allontanare senza sprecare ulteriori risorse».
«Cosa suggerisci allora?»
«Potremo mandare da quegli sciocchi un prigioniero, gli daremo un motivo per ritirarsi e smetterla di seccarci».
«Non sarebbe una buona idea, se guardi con maggiore attenzione stanno già iniziando a causare danni, hanno oltrepassato i miei confini e assaltato uno dei fortini, riusciranno a sgominare la tribù di coboldi entro pochi minuti».
«Maestro se mio padre perdesse un altro figlio potrebbe farci guerra, se questo succedesse il gioco finirebbe».
Un sorriso di divertimento si disegna sul mio volto mentre la scena nella nebbia mi fa vedere gli sforzi dei giovani eroi nel combattere l’insignificante villaggio di coboldi che ho piazzato ai confini del mio territorio.
Trovo divertenti i tentativi di Fill per evitare la morte del fratello, pensando al motivo per cui è diventato mio apprendista.
Per me tutto questo non è altro che un gioco, se uccidessi il giovane paladino che sta combattendo i coboldi a inizio valle probabilmente il re Filiberto I mi dichiarerebbe guerra e allora dovrei rompere l’equilibrio che ho creato con gli elfi e il loro regno, ma è davvero interessante vedere come il mio apprendista stia cercando di arrabattarsi tra l’obbedienza a me e il tentativo di salvare l’incauto fratello.
Il combattimento degli eroi è abbastanza interessante, le loro tattiche li qualificano tra i migliori che si siano introdotti nel mio regno.
Quasi mi dispiace quando i coboldi riescono a circondarli e a ferire gravemente il loro chierico.
«Il divertimento si avvicina alla fine».
«Potrebbe essere il momento di intervenire. Non mi avete detto cosa pensate del mio piano».
«Sembra che i coboldi riusciranno ad avere la meglio su di loro, non sarà necessario intervenire».
La mia reazione lo lascia spiazzato, sa che quelle pedine per me non contano nulla e che di solito intervengo per evitare le maggiori spiacevolezze mantenendo tutto sotto controllo.
Mentre continuiamo a osservare, il combattimento volge al peggio per il gruppo di eroi. Il fratello del mio apprendista solleva la sua arma e invoca il suo protettore, un gesto ovviamente disperato.
Per un miracolo l’essere che il paladino serve lo ascolta e il potere della divinità riverbera sino al luogo in cui siamo in maniera dolorosa.
Io sono protetto, Fill no.
Un grido di dolore esce dalle sue labbra mentre cade a terra, l’immagine scompare per un istante. Quando l’immagine si riforma vediamo che il villaggio dei coboldi è scomparso, purificato dall’atto di disperazione e fede del giovane eroe.
«Notevole».
Attendo qualche secondo prima di continuare, mentre aspetto che il mio apprendista si rialzi.
Sono infastidito da tutta la fatica che sta facendo, dovrebbe proteggersi meglio e non farmi perdere tempo.
«Sì, Maestro, mio fratello ha rinunciato a tutto per entrare nell’Ordine ancor prima che io divenissi vostro apprendista».
«Ho deciso! Li voglio premiare, dà ordine che possano passare indenni sino al villaggio degli schiavi. Quando arriveranno lì deciderò cosa sarà di loro».
«Come desiderate, Maestro».
«Vado nel mio laboratorio, tornerò tra un’ora».
Sto per andare via, ma prima mi giro a guardare Fill.
«Voglio ricordarti che se interagirai con tuo fratello in qualsiasi maniera riattiverò la maledizione che pesa su tua sorella».
Gli vedo mancare un passo quando gli ricordo i termini del nostro accordo.
Si rende conto nuovamente che non ha possibilità di sfuggire dalla tela che ho stretto attorno a lui e alla sua famiglia.
«Maestro», deglutisce a vuoto, «come desiderate».
Vado nel mio laboratorio. Il tempo scorre mentre mi immergo in quella che è la mia vera vocazione: lo studio e la ricerca del potere.
Passa il tempo previsto, poi ancora qualche minuto per dare modo a Fill di terminare quello che spero stia complottando.
Torno alla pozza della visione.
Fill osserva la nebbia, le immagini che compaiono al suo interno mostrano il fratello e il suo gruppo mentre cercano di aiutare gli schiavi. Li ha fatti arrivare indenni nel piccolo villaggio di elfi presente sin da prima che io reclamassi come miei questi luoghi e che uso per esperimenti di varia natura.
«Allora cosa fanno i nostri eroi?»
«Stanno soccorrendo gli abitanti del villaggio come possono, non sanno ancora che il villaggio è sorvegliato dall’Amalgama».
«In effetti avevo dimenticato l’Amalgama, anche se è in letargo in questo periodo».
«Lo credo anche io, ma se dovessero scoprire l’esistenza della creatura cercherebbero di affrontarla, data la sua natura. Posso permettermi un suggerimento?»
«Dimmi pure, hai un’idea interessante?»
«L’unico problema di questo gruppo è mio fratello, o meglio la sua eventuale morte».
«Prosegui».
«Se potessi andare al villaggio potrei guidare l’Amalgama a uccidere gli altri membri del gruppo, o se preferite a catturarli, stordire mio fratello e rimandarlo a casa. In questo modo l’equilibro non verrebbe spezzato».
Il piano ha effettivamente del potenziale, mi permetterebbe di studiare le reazioni del paladino davanti al fratello che lo sta tradendo.
«Un’idea interessante, ha bisogno solo di due piccole correzioni: andremo insieme e tu ti schiererai al mio fianco mentre guidi l’Amalgama».
«Come desiderate».
Fill ritiene di avere un ottimo controllo delle sue espressioni per questo è così piacevole vedere come creda di essere riuscito nel suo scopo.
«Inoltre lancerai su tuo fratello la maledizione, senza attivarla chiaramente. Non voglio più che venga a seccarmi, ovviamente gli spiegherai cosa gli stai facendo».
Fill inizia a tremare, conosce gli effetti di quel potere, se lo farà il fratello perderà il contatto con il suo Dio.
Diverrà una persona comune.
Perderà tutto quello per cui ha duramente lavorato e per cui ha sacrificato tutto.
Il fratello preferirebbe morire.
Per mio estremo diletto Fill sa anche che la maledizione è l’unica maniera di salvargli la vita. Io sarò lì e se anche solo tentennasse per un istante non esiterei a intervenire con conseguenze ben peggiori per il giovane paladino.
«Maestro, è indispensabile? Potrei strappargli la promessa di non venire più in queste terre. Basterebbe minacciare la vita del suo gruppo, o rivelargli il potere che avete su nostra sorella».
«Apprendista», il tono della mia voce ora è imperativo, «ho preso la mia decisione. Scegli: o questo o catturerò anche lui e lo sottoporrò alle mie arti. Penso che mi farebbe comodo un’altra guardia nera».
Vedo nei suoi occhi che mi odia profondamente.
Non potrà fare a meno di eseguire i miei ordini.
Questo lo condannerà per sempre all’odio della sua famiglia.
Sino ad ora lui era per loro semplicemente perso, avevano la speranza di recuperarlo.
Sappiamo entrambi che non può opporsi alla mia volontà in alcun modo.
«Sì, Maestro».
La sua voce è piatta e spenta. Proprio come volevo. Si gira verso di me.
«Un giorno mi vendicherò per questo».
«Non vedo l’ora, Filiberto II».
Pronunciamo le parole dell’incantesimo che ci porterà al villaggio.
Il contorno della stanza scompare.

Vuoi scaricare la versione in pdf del racconto? Compila questo form

I campi contrassegnati da una * sono obbligatori.

Vota il racconto!

Ora tocca a te!
Ti è piaciuto il racconto? Esprimi un giudizio da una a cinque stelle. Fra i racconti selezionati dalla redazione, quello che otterrà il punteggio più alto sarà pubblicato sul primo numero della rivista Turno Zero.