La fuga Antonio Tripodi

LA FUGA

Autore: Antonio Tripodi
GdR: Vampire The Masquerade

Corro.
Sono giorni che non riesco a riposare.
Corro.
Ieri sono riuscito a nutrirmi per la prima volta da quando tutto è andato male.
Corro.
La vacca di cui mi sono nutrito non era adatta a me. Il suo sangue non mi ha soddisfatto.
Corro.
Ciò che fino adesso mi ha salvato è stato il trucco che ho imparato dalla mia Claudia che mi permette di vedere in anticipo i miei nemici. Sono certo che presto riusciranno a superare anche questo ostacolo.

Corro.
Sono vicino al porto di Ostia, a pochi passi da lì c’è il Tempio delle Serpi.
Quando riuscirò a raggiungerlo potrò comprare un passaggio per il nuovo mondo. Nella corte tutti eravamo a conoscenza che loro fossero gli unici in grado di permettere questo lungo viaggio.
Per la prima volta nella mia esistenza non sono sicuro di riuscire.

Giro in un vicolo.
È indispensabile che il mio maestro capisca, lui che per me è stato quasi un secondo padre nelle notti eterne, che mi ha addestrato per essere il principe di Roma.
Ora si vergognerebbe di me. Ora che mi hanno strappato il trono con la violenza, costringendomi a fuggire come un ratto, mentre l’emozione, nemica dei Re, si sta impadronendo di me.

Il vicolo sembra vuoto.
Osservo attraverso l’auspicio. So che dovrei affrontare i miei nemici a viso aperto come impongono i dettami del mio credo, ma la Bestia dentro di me vuole proseguire la sua esistenza.
La mancanza di nutrimento, la mancanza di riposo, la delusione per quello che è successo e il dolore per la sorte della mia Claudia stanno portando la Bestia in superficie, devo contenerla altrimenti anche quel poco che ancora mi rimane sarà perduto.
Il vicolo è vuoto.
Mi guardo attorno per qualche motivo quel vuoto m’inquieta più del trovarmi in mezzo alla folla.
Probabilmente una premonizione, Claudia aveva detto che sarebbe potuto succedere faccio appena in tempo a girarmi per evitare la lama che mi avrebbe colpito.
Occhi rossi mi osservano nel buio.
Non riesco bene a definire le fattezze della creatura che mi sta assalendo, sembra un lupo mostruoso a due zampe.
Velocemente devo decidere se scappare o combattere.
Decido di tentare la fuga.

Durante la guerra ho appreso i rudimenti dell’arte della corsa. Faccio in modo che il poco sangue che ancora possiedo si concentri quanto possibile nelle gambe e inizio a correre verso il porto e la salvezza.
Sento una risata dietro di me e i rumori di chi m’insegue.
Non capisco come dall’essere quasi arrivato al potere assoluto nella Città Eterna sono divenuto una bestia braccata dai miei nemici.
Non capisco come dall’avere a portata di mano la vittoria io abbia potuto essere sconfitto.
Non capisco come dallo stringere tra le mie braccia la donna che amavo io sia rimasto solo.
Non capisco come sia arrivato a questo punto.

Dietro di me i rumori si avvicinano. Non riesco a distinguere in quanti siano.
Provo nuovamente quella sensazione di abietta paura per la mia esistenza.
Sto perdendo il controllo.
Pochi istanti, o almeno così credo, e mi trovo a combattere con un Bruto ridotto in condizioni pietose. Lo riconosco: è uno dei figli di Costanza, lo sceriffo che aveva giurato fedeltà a Claudia. Sono sicuro che sia stata Costanza stessa a tradirci e a causare tutto questo.

Monta in me la furia.
Monta in me l’odio.
Nuovamente perdo il controllo: la fame, il dolore, il disprezzo scatenano ciò che dovrei trattenere a tutti i costi. Sono consapevole di quello che sto facendo. Esigo vendetta sui miei nemici, esigo di vederli soffrire e morire dopo aver perso tutto.

La Bestia mi accoglie e io accolgo lei.
Per l’ancilla non c’è speranza, gli sono troppo superiore, specialmente ora che ogni freno è caduto.
La Bestia esige un pagamento per la potenza che mi ha donato: mi abbandono al più oscuro degli atti, mi attacco al collo della mia vittima e né consumo la vitae fino all’ultima goccia, nulla più rimane in lui.

Ora posso vedere cosa ha fatto la Bestia: sangue misto a terra mi macchia, sul terreno spoglio del vicolo vi sono i resti dei miei assalitori, ormai poco più degli oggetti che indossavano. Erano in tre compreso il Bruto che ho consumato alla fine.
Non posso compiacermi di ciò che ho fatto, anche perché non sono stato io a farlo ma è stata lei, la Bestia. Io sono un Re non posso fare cose del genere.

Corro.
Non manca molto al tempio. Davanti a me l’entrata del porto di Ostia, con tutta la sua decadenza.
Una nuova stirpe si sta infiltrando in questi luoghi, pare che vengano dalle terre dei Dogi.
Aver consumato il Bruto ha dato nuova energia al mio corpo immortale, sento in me agitarsi qualcosa: ricordi e sensazioni non mie che vengono pian piano assimilate dalla mia coscienza.

Attraverso l’arco che le vacche hanno posto come confine per accedere al porto.
Subito prima della fuga, il mio ultimo servitore è riuscito a comunicarmi il luogo da cui si accede ai passaggi per il tempio. La mia corsa si ferma, esattamente sull’entrata.

Una donna che ben conosco sembra attendermi: la sua bellezza ha sedotto schiere di mortali e di immortali, il suo volto d’angelo però nasconde il marcio che vi è in lei.
«Teodora, vi saluto, ma se non desiderate essere consumata vi consiglio di lasciarmi passare», dico con tutta la tracotanza di cui sono capace, consapevole del pericolo rappresentato da quell’essere e da coloro che serve.
Un sorriso di una dolcezza disarmante si disegna sul suo volto. Se la Bestia non avesse di recente preso il sopravvento su di me non avrei potuto evitare di essere affascinato da quell’espressione.

La sua stirpe, come la mia, ha ricevuto dal Padre il dono di ammaliare gli altri, ma lei non lo sta usando al momento, non ne ha bisogno.
Il suo corpo pare appena uscito dall’adolescenza. Le sue movenze naturalmente seducenti e il suo volto perfetto sembrano promettere piaceri inenarrabili e depravazione priva di ragione.

«Non temere amico mio». La sua voce è suadente, sembra comprensiva.
Si avvicina a me, è disarmata. Avverto la Bestia che la desidera ma riesco a trattenerla.
«Non sono qui per ostacolarti, anzi sono qui per aiutarti a raggiungere il luogo dove vuoi andare».
Una mano si avvicina al mio volto, mentre lei mi guarda negli occhi. Con tenerezza mi accarezza sporcandosi del sangue sul mio volto, non so se mio o dei miei nemici.
«Potrei offriti rifugio nei miei territori, questo lo sai vero?»
Incapace di parlare annuisco.
«Non ti umilierò offrendotelo, non temere, anche perché il mio Padrone vuole che ora tu scompaia per un po’. È un peccato che tu abbia scelto Claudia saremo stati meravigliosi insieme».
Sentir nominare la donna che amo, ormai cenere per mano dei traditori, mi colpisce fisicamente, facendomi quasi accasciare a terra. Afferro la mano di Teodora che ancora è posata sul mio volto.
Voglio farle male.

«Puoi farlo Ludovico, sappiamo entrambi che ne avresti la forza, ma è davvero quello che vuoi?»
La sua voce mi fa fremere, il contatto con la sua pelle mi infiamma. La odio dal più profondo del mio essere eppure, in un qualche modo perverso, la desidero.
Solo il ricordo di Claudia e gli insegnamenti del mio maestro mi aiutano a trattenermi. È come se dalla donna che ho davanti si irradiassero onde di follia, che cerchino contemporaneamente d’infrangere e di rafforzare la mia volontà.
«Amico mio lascia la mia mano e prendi questa fiala. È un dono del mio Maestro. Contiene poche gocce del sangue di qualcuno che le Serpi cercano, il pagamento per il passaggio che ti daranno per il Nuovo Mondo. Oppure afferrami e perdiamoci nell’estasi, so come soddisfare voi uomini».

Lascio la mano della donna non senza riluttanza.
Afferro la fiala che mi offre.
La supero per inoltrarmi nel passaggio dietro di lei.

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